Qualcosa mi disturba, proprio quando pensavo di essere al sicuro, e
Mi ritraggo dai boschi silenziosi tanto amati,
Non voglio più recarmi nei prati a passeggiare,
Non spoglierò il mio corpo per incontrare il mio amante, il mare,
Non toccherò con la mia carne la terra o altre carni, per rinnovarmi.
Come può il suolo non stancarsi degli uomini?
Come puoi tu essere vivo, tu germoglio di primavera?
Come puoi infondere salute, tu sangue di erbe, di radici, di frutteti e
cereali?
Non continuano sempre a mettere cadaveri putrefatti sotto terra?
Non è ogni continente ripetutamente lavorato con morti stantie?
Come ti sei disfatto di quelle carcasse di ubriaconi e ingordi di mille
generazioni?
Da dove hai cavato tutta quella lordura di liquido e carne?
Non ne vedo traccia su di te, oggi – o forse mi inganno,
Scaverò un solco con il mio aratro – affonderò la mia vanga nella
zolla, per rigirarla,
E sono sicuro che porterò alla luce parte della putrida carne.
Guarda!
Questo è il concime di bilioni di cadaveri prematuri,
Forse ogni particella faceva parte, un tempo, di un corpo malato,
Ma guarda!
L’erba ricopre le praterie,
Il fagiolo sbuca silenzioso dal terriccio dell’orto,
Il fragile stelo della cipolla si drizza verso l’alto,
I boccioli del melo si stringono a grappolo sui rami dell’albero,
Il grano risorge, fuori della sua tomba, con un pallido aspetto,
Il colore sfumato si risveglia sul salice e sul gelso,
Gli uccelli cantano all’alba e al tramonto, mentre le femmine covano
nei loro nidi,
Il piccolo pulcino spezza il guscio delle uova che si stanno schiudendo,
Nascono i cuccioli degli animali, il vitello dalla mucca, il puledro
dalla giumenta,
Dal suo piccolo monticello ecco spuntare le verdi scure foglie della
patata,
Dal suo piccolo monticello spunta lo stelo giallo del mais;
La vegetazione dell’estate è innocente e incurante di tutti quegli strati
di putrefazione e morte.
Che alchimia!
Che i venti non siano veramente infetti!
Che non sia un inganno questa trasparenza verde acqua del mare, che
amorosa mi insegue!
Che sia sicuro permetterle di leccarmi lungo tutto il corpo nudo con le
sue lingue!
Che non mi infetterà con le febbri che vi si sono deposte!
Che tutto sia puro, sempre e per sempre!
Che il fresco sorso d’acqua del pozzo sia così buono!
Che le more siano così fragranti e succose!
Che i frutti del meleto e dell’aranceto – che meloni, uva, pesche,
prugne, nulla mi possa avvelenare!
Che quando mi sdraio sull’erba non prenda nessuna malattia!
Anche se, forse, ogni stelo d’erba spunta da ciò che un tempo era un
male infettivo.
Ora sono terrorizzato dalla terra! È così calma e paziente,
E cose così dolci fa crescere da un simile inquinamento,
E gira pura e innocente intorno al suo asse, con un carico infinito di
cadaveri infetti,
E distilla venti gradevoli da un tale fetido infuso,
E rinnova con aria innocente le sue annuali prodighe e sontuose messi,
E dona agli uomini queste divine sostanze, e ne accetta in cambio alla
fine solo scorie.