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walt whitman

poesia della scure (italian)

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Scure, snella, nuda, scolorita!
Capo tratto dal grembo materno!
Carne di legno e ossa di metallo! Un unico arto e un solo labbro!
Lama bluastra forgiata dal rosso fuoco, manico dal fiorire di un
piccolo seme,
Sull’erba e fra l’erba riposi,
Lì poggiata e per appoggiarsi.
Forme forti e attributi di forme forti, mestieri, spettacoli e suoni
maschili,
Lungo corteo variopinto di un emblema, frammenti di musica,
Le dita dell’organista eseguono uno staccato agili fra i tasti del grande
organo.
Benvenute tutte le terre del mondo, con le loro diversità,
Benvenute le terre dei pini e delle querce,
Benvenute le terre dei limoni e dei fichi,
Benvenute le terre dell’oro,
Benvenute le terre del grano e del mais – benvenute quelle dell’uva,
Benvenute le terre dello zucchero e del riso,
Benvenute le terre del cotone – benvenute quelle della patata bianca
e della patata americana,
Benvenute le montagne, le pianure, i deserti, le foreste, le praterie,
Benvenute le rigogliose rive dei fiumi, gli altopiani, le radure,
Benvenuti i pascoli immensi – benvenuti i campi fecondi di frutti, di
lino, di miele e di canapa,
Benvenute, come le altre, le terre più dure,
Terre, ricche come quelle dell’oro o del grano o della frutta,
Terre di miniere, terre di minerali rozzi e virili,
Terre di carbone, rame, piombo, stagno, zinco,
Terre di ferro! Terre dove è fatta la scure!
Il ceppo nella legnaia e la scure lì poggiata,
La capanna fra gli alberi, il rampicante sulla porta, la zona disboscata
per farne un giardino,
Il picchiettare irregolare della pioggia sulle foglie quando già il
temporale è passato,
Gemiti e lamenti a intervalli, il pensiero del mare,
Il pensiero per le barche colte dalla tempesta, semirovesciate e
disalberate,
L’emozione per le travi delle vecchie case e dei fienili;
Il ricordo di una stampa o un racconto, l’andare alla ventura di
uomini, famiglie e beni,
Lo sbarco, il fondare una nuova città,
Il viaggio di chi ha cercato una nuova Inghilterra e l’ha trovata,
L’inizio di Questi Stati e le armi con cui quell’anno è cominciato,
falce, forca, bastone, pistole da sella,
Le prime colonie dell’Arkansas, del Colorado, di Ottawa, di
Willamette,
Il progresso lento, il cibo scarso, la scure, il fucile, le bisacce;
Il fascino della gente avventurosa e piena di coraggio,
Il fascino dei boscaioli e taglialegna, volti schietti e irsuti,
Il fascino dell’indipendenza, della partenza, delle azioni che contano
solo su se stesse,
Il disprezzo degli americani per regole e cerimonie, l’insofferenza per
ogni freno,
La tendenza a un carattere libero, la ricerca di modelli diversi, la
concretizzazione;
Il macellaio al mattatoio, i mozzi su golette e vascelli, quelli sulle
chiatte, il pioniere,
I boscaioli nell’accampamento invernale, l’alba nei boschi, strisce
di neve sui rami degli alberi, uno schianto improvviso,
L’allegro, limpido suono della propria voce, il canto festoso, la vita
semplice dei boschi, il duro lavoro quotidiano,
Il fuoco che arde di notte, il dolce sapore del cibo, le chiacchiere, il
giaciglio di frasche d’abete e una pelle d’orso;
I muratori al lavoro in città o da altre parti,
La preparazione per tagliare, squadrare, segare, incastrare,
Sollevare le travi, spingerle nei loro intagli, per poi assestarle,
Sistemare gli incastri nelle loro tacche, così come erano predisposti,
Colpi di mazze e martelli, la posizione dei corpi, le schiene piegate,
Uomini ricurvi, in piedi, a cavallo di travi, piantano chiodi, si
afferrano a pali e tiranti,
Un braccio per reggersi sul piano e l’altro per maneggiare l’ascia,
I posatori che incastrano le tavole da inchiodare,
I loro gesti quando martellano con gli attrezzi sui supporti,
L’eco che rimbomba nell’edificio vuoto;
L’enorme deposito che si costruisce in città, ormai quasi fatto,
I sei carpentieri, due in mezzo e due per lato, che attenti trasportano
sulle spalle una grossa trave portante,
La fila compatta di muratori con la cazzuola nella destra, che
costruiscono il muro laterale, lungo sessanta metri dalla
facciata al retro,
Il flessuoso su e giù delle schiene, lo schiocco incessante delle
cazzuole contro i mattoni,
I mattoni che, uno dopo l’altro, sono inseriti a regola d’arte e
sistemati con un colpo di manico della cazzuola,
La pila di materiali, la malta nel giornello,1 tenuto sempre pieno dai
manovali;
I fabbricatori di alberi nei cantieri, l’insieme brulicante di robusti
apprendisti,
Il colpo d’ascia sul tronco squadrato, per dargli la forma dell’albero,
Il rapido schianto secco della lama piantata di sbieco nel pino,
I grossi trucioli color del burro che schizzano via in fiocchi e schegge,
L’agile guizzare dei muscoli di fianchi e braccia giovani in abiti da
lavoro;
Il costruttore di banchine, ponti, pontili, palizzate, chiatte, frangiflutti;
Il pompiere in città – e l’incendio che improvviso divampa nella
piazza gremita di case,
I motori che si avvicinano, le grida soffocate, il correre veloce, il
coraggio,
L’ordine perentorio fra l’urlo delle sirene, tutti in riga, l’altalena delle
braccia che su e giù azionano le pompe,
Gli esili spruzzi frenetici bianco-celesti – l’arrivo di ganci, di scale e
il loro entrare in azione,
Lo schianto e lo sfondamento delle strutture di legno o dei pavimenti,
se sotto vi cova il fuoco,
La folla che osserva con volti accesi – ombre dense e abbaglianti;
Il fabbro alla forgia e dietro di lui chi usa il ferro,
Il fabbro di asce grandi e piccole, il saldatore e chi dà la tempra,
Il cliente che alita sulla lama fredda e ne prova il filo con il dito,
E quello che foggia il manico e lo inserisce con forza nel suo incastro,
L’evanescente processione dei visi di chi in passato, l’ha usata,
I primi precisi meccanici, architetti e ingegneri,
In lontananza l’edificio assiro e quello di Mizra,
I littori romani che precedevano i consoli,
L’antico guerriero europeo con l’ascia da guerra,
Il braccio alzato, la pioggia di colpi sul capo protetto dall’elmo,
L’urlo di morte, il vacillare e l’accasciarsi, l’accorrere dell’amico
e del nemico,
L’assedio dei vassalli ribelli che vogliono la libertà,
L’ordine di arrendersi, le mazzate alle porte del castello, la tregua e il
negoziato,
Il saccheggio di una città antica ai suoi tempi,
L’irruzione tumultuosa e disordinata di mercenari e seguaci,
Ruggiti, fiamme, sangue, ebbrezza e pazzia,
Ricchezze liberamente rubate da case e templi, urla di donne nelle
mani di briganti,
Insidie e furti di quelli che seguono il campo, uomini allo sbando,
vecchi disperati,
L’inferno della guerra, la crudeltà degli ideali,
L’elenco di tutti gli atti e gli ordini eseguiti, giusti o ingiusti,
Il carisma della personalità, giusta o ingiusta.
Evviva la forza e il coraggio!
Ciò che dà forza alla vita, dà forza alla morte,
E i morti avanzano come i vivi avanzano,
E il futuro non è meno incerto del presente,
E l’asprezza della terra e dell’uomo racchiude quanto la delicatezza
della terra e dell’uomo,
E nulla dura se non le qualità personali.
Ma tu cosa credi che duri?
Credi che duri la città più grande?
O un ricco stato manifatturiero? O un’elaborata costituzione?
O i migliori vascelli a vapore?
O gli alberghi di ferro e granito? O un capolavoro di ingegneria, o
fortezze e armamenti?
Basta, queste cose non devono essere amate per se stesse,
Fanno solo il loro dovere, i danzatori ballano, i musicisti suonano per
loro,
Lo spettacolo finisce e tutto, naturalmente, va bene,
Va bene fino a un lampo di ribellione.
Una città è grande se ha l’uomo o la donna più grande,
E anche se ha poche capanne cadenti, è comunque la più grande città
della terra.
Il luogo dove sorge una città grande non è un luogo di banchine,
magazzini, manifatture, depositi di prodotti,
Né il luogo di saluti continui ai nuovi arrivati, o a quelli che salpano
l’ancora per partire,
Né il luogo degli edifici più alti e costosi, né dei negozi che vendono
merci venute da ogni parte del mondo,
Né il luogo delle biblioteche e delle scuole migliori, né il luogo dove
c’è più denaro,
Né il luogo più popolato di gente.
Dove sorge la città con la più virile razza di oratori e bardi,
Dove sorge la città che essi amano, e che a sua volta li ama e li
comprende,
Dove ogni giorno li si può incontrare in giro per le strade, con il
braccio poggiato sulle spalle degli amici,
Dove non ci sono monumenti per gli eroi, ma semplici parole e opere,
Dove il risparmio ha una sua collocazione e la prudenza anche,
Dove il modo di comportarsi è la più bella delle belle arti,
Dove uomini e donne non sono assillati dalle leggi,
Dove non esistono né schiavi né schiavisti,
Dove il popolo subito insorge contro la prepotenza delle persone
elette,
Dove uomini e donne forti si lanciano come il mare che, al richiamo
della morte, scaglia i suoi irresistibilifrangenti,
Dove l’autorità esterna arriva sempre dopo l’autorità interna,
Dove il cittadino è sempre il fine e lo scopo, e il presidente, il
sindaco, il governatore e gli altri non sono altro che agenti stipendiati,
Dove ai bambini viene da subito insegnato a essere legge per se stessi
e a dipendere da se stessi,
Dove l’equità è presente negli affari,
Dove si incoraggiano le riflessioni sull’anima,
Dove le donne camminano nei cortei pubblici e per le strade come gli
uomini,
Dove possono entrare nell’assemblea pubblica e prender posto come
gli uomini e come gli uomini essere interpellate dagli oratori,
Dove sorge la città degli amici più fedeli,
Dove sorge la città della purezza dei sessi,
Dove sorge la città dei padri più sani,
Dove sorge la città delle madri dal corpo più bello,
È lì che sorge la città grande.
Come appaiono meschine le poesie, le discussioni, i discorsi di fronte
a un’azione elettrica!
Come si appassisce l’opulenza delle città sotto lo sguardo di un uomo
o di una donna!
Tutto si ferma o viene meno, finché un essere forte non appare;
Un essere forte è la prova della razza e delle capacità dell’universo,
E quando lui o lei appare, la materia si ferma sgomenta,
Cessano le discussioni sull’anima,
Le antiche abitudini e le frasi sono testate, respinte e messe in
disparte.
Che valore ha, ora, il tuo saper fare soldi? A che può servire?
Che valore ha, ora, la tua rispettabilità?
Che valore ha, ora, la tua teologia, l’insegnamento, la società, le
tradizioni, i codici?
Dove sono, ora, i tuoi sarcasmi sull’essere?
E dove, ora, i tuoi cavilli sull’anima?
Era questa la cosa migliore? Erano queste le tue immense certezze?
Ricchezze, opinioni, politica, istituzioni, messi sotto i piedi di un
uomo o di una donna!
Secoli e autorità, calpestati sotto i piedi di un uomo o una donna!
Un paesaggio arido nasconde il metallo – che è tra i migliori, malgrado
l’aspetto repellente,
C’è la miniera, ci sono i minatori,
C’è il forno, il ferro è stato fuso, i fabbri sono al lavoro con tenaglie e
martelli,
La cosa che sempre serve e sempre è servita, è a portata di mano.
Nulla è stato più utile di questa – che è stata utile a tutti,
È servita al greco dalla lingua fluente e dai sensi sottili, e anche prima
dei Greci,
È servita a costruire edifici che durano più a lungo degli altri,
È servita all’ebreo, e al persiano, al più remoto indiano,
È servita a chi ha eretto tumuli sul Mississippi, e a quelli i cui resti
riposano in America centrale,
È servita fra boschi o pianure per i templi bretoni, con le colonne
levigate, i druidi e il corpo insanguinato disteso nell’incavo
della pietra tombale,
È servita nei crepacci artificiali, vasti, alti, silenti, sulle colline
innevate della Scandinavia,
È servita a quelli che, in tempi immemorabili, incisero i muri di
granito con disegni primitivi di sole, luna, stelle, di navi e
onde dell’oceano,
È servita sulle vie dove calarono i Goti, è servita alle tribù di nomadi
pastori,
È servita ai lontanissimi Celti e ai rudi pirati del Baltico,
È servita prima di tutto ai venerabili e innocenti Etiopi,
È servita a fabbricare i timoni per le barche da diporto e per quelle da
guerra,
È servita a tutte le grandi opere sulla terra e a tutte le grandi opere sul
mare,
Per tutto il medio evo e prima ancora,
È servita non solo per i vivi, ma allora come ora è servita anche per i
morti.
Vedo il carnefice europeo,
Col viso coperto, vestito di rosso, eretto su gambe potenti, a braccia
nude,
Che si appoggia su un’ascia pesante.
Chi hai ucciso di recente, carnefice europeo?
Di chi è quel sangue che hai addosso, così umido e vischioso?
Vedo i tramonti limpidi dei martiri,
Vedo spettri che scendono dal patibolo,
Spettri di principi morti, di regine deposte, di ministri incriminati, di
re detronizzati,
Rivali, traditori, inquinatori, condottieri caduti in disgrazia e tanti altri.
Vedo quelli che in ogni paese sono morti per la buona causa,
I semi scarseggiano, ma la messe non mancherà mai,
E ricordatevelo o re stranieri e voi preti, la messe non mancherà mai.
Vedo tutto il sangue lavato via dall’ascia,
Manico e lama puliti,
Non goccia più del sangue di nobili europei – non preme più sul collo
delle regine.
Vedo il carnefice ritirarsi, ormai inutile,
Vedo il patibolo deserto, ammuffito e non vedo più la scure del boia,
Vedo il grande emblema fraterno del potere della mia razza, razza più
nuova e più estesa.
America, io non ostento il mio amore per te,
Io ho quello che ho.
La scure rimbalza!
La densa foresta emana risonanze fluide,
Che rotolano, si alzano, prendono forma:
Capanna, tenda, approdo, covo,
Correggiato,2 piccone, leva, vanga,
Traversina, binario, puntello, rivestimento, stipite, listello, pannello,
frontone,
Cittadella, soffitta, taverna, accademia, organo, palazzo
dell’esposizione, biblioteca,
Stucco, pergolato, pilastro, balcone, finestra, torretta, portico,
Zappa, rastrello, forcone, matita, carro, bastone, sega, martinetto,
mazza, cuneo, puleggia,
Sedia, vasca, cerchione, tavolo, sportello, pala, telaio, pavimento,
Scatola da lavoro, armadio, strumento a corda, barca, armatura, e
altro ancora,
Senati dei singoli Stati e il senato della nazione di Stati,
Maestosi filari lungo i viali, ospedali per orfani o indigenti o ammalati,
Vaporetti e velieri a Manhattan, che misurano tutti i mari.
Affiorano delle forme!
Forme di come si usano le asce e di chi le usa e di tutto ciò che le
riguarda,
Di chi abbatte alberi e di chi li traina fino al Penobscot, al St. John o
al Kennebec,
Di chi vive nelle capanne fra le montagne della California o in riva a
piccoli laghi,
Di chi vive a sud delle rive del Gila o del Rio Grande – fra raduni
festosi di amici in allegria,
Di chi vive su a nord nel Minnesota o presso il fiume Yellowstone, di
chi abita sulla costa o lontano dalla costa,
Di cacciatori di foche e balene, di pescatori dell’Artico che si aprono
passaggi fra i ghiacci.
Ecco, affiorano delle forme!
Forme di fabbriche, arsenali, fonderie e mercati,
Forme delle duplici rotaie delle strade ferrate,
Forme delle traversine dei ponti, delle ampie armature, delle travi,
degli archi,
Forme della flotta di zattere, rimorchiatori, barche da lago e da fiume.
Affiorano delle forme!
Di cantieri navali, di bacini di carenaggio lungo le coste dell’Atlantico,
del Pacifico, in molte baie e insenature fuori mano,
Delle carene di legno fresco di quercia, delle tavole di abete,
dell’alberatura, della radice di larice per le parti curve,
Delle navi stesse sugli invasi, delle coperte, dei ponteggi, degli operai
che lavorano all’interno e all’esterno,
Degli utensili buttati qua e là, la trivella e il succhiello, l’accetta, il
bullone, la riga, la squadra, lo scalpello, la livella.
Affiorano delle forme!
La forma misurata, segata, sgrossata, saldata, tinteggiata,
La forma della bara per il morto che vi giace nel suo sudario;
La forma che diventa sostegno, sostegno del letto, sostegno del letto
della sposa,
La forma del piccolo alveo, la forma delle assi ricurve, la forma della
culla del neonato,
La forma dell’impiantito, l’impiantito per i passi dei ballerini,
La forma dell’impiantito della casa di famiglia, la casa di genitori
affettuosi e di figli,
La forma del tetto della casa del ragazzo e della ragazza felici, del
tetto della casa dei giovani sposi felici,
Del tetto sopra la cena cucinata con gioia dalla casta moglie e con
gioia mangiata dal casto marito, soddisfatto dopo una
giornata di lavoro.
Affiorano delle forme!
La forma della gabbia del prigioniero nell’aula di tribunale e di lui o
di lei seduto al suo posto,
La forma della scatola di pillole, dell’odioso tubetto di unguento, del
suo uso nauseabondo e di lui o lei che se lo mettono,
La forma del banco nella taverna dove si poggia il bevitore di rum,
giovane o vecchio,
La forma delle scale irate e vergognose, calpestate da passi guardinghi,
La forma dello scaltro divano e dell’infame coppia di adulteri,
La forma del tavolo da gioco con le sue diaboliche vincite e perdite,
La forma delle assi del letto di un corpo corrotto, letto di corruzione
per ingordigia o alcolismo,
La forma della scala dell’assassino processato e condannato a morte,
l’assassino con la faccia stravolta e le mani legate,
E accanto a lui lo sceriffo con i suoi assistenti, le pallide labbra della
folla silente, l’orrendo dondolio della corda.
Affiorano delle forme!
Le forme delle porte che si aprono per tante uscite ed entrate,
Della porta che attraversa, veloce e rosso in viso, l’amico che ha litigato,
Della porta che fa passare notizie buone e cattive,
Della porta da dove, gonfio di orgoglio e sicurezza, se n’è andato il
figlio,
Della porta da dove, dopo una lunga scandalosa assenza è rientrato
ma malato, in miseria, senza più innocenza, senza più mezzi.
Queste forme appaiono, le forme degli uomini compiuti!
Uomini taciturni ma pieni d’amore, abituati all’aria aperta e alla vita
all’aria aperta,
Che manifestano il loro entusiasmo per ciò che è spontaneo, e danno
l’antica risposta,
Prendi pure ciò che ho, (e te lo do volentieri) prenditi i soldi per cui
sei venuto,
Prenditi le chiare gocce del mio sangue, se è questo quello che cerchi.
Affiora la forma di lei!
Meno protetta che mai, ma più protetta che mai,
La volgarità e la sporcizia fra cui si muove non la rendono né sporca
né volgare,
Avverte i pensieri mentre passa, non le sfugge nulla,
Ma non per questo è meno gentile o disponibile,
È la più amata, senza eccezione alcuna, non ha nessun motivo per
aver paura e non ha paura,
Bestemmie, insulti, stornelli, frasi volgari al suo passaggio, non la
toccano,
Silenziosa, padrona di sé, nulla la può offendere,
Accetta tutto come tutto accettano le leggi di natura, è forte,
Ed è anch’essa una legge di natura e non c’è legge più grande di lei.
Affiora la forma di lui!
Arrogante, mascolina, schietta, passionale,
Ride, piange, lavora, perde tempo, è cittadino, paesano,
Va per i boschi, sta sulle colline, d’estate nuota nei fiumi o nel
mare,
Di pura razza americana, tempra robusta, corpo perfetto, senza difetti
dalla testa ai piedi, senza mai emicranie né dispepsie, l’alito
profumato,
Le membra ampie, buon mangiatore, sanguigno, ottanta chili circa
per uno e ottanta di altezza, un metro di torace,
Abbronzato, con la barba, calmo, spontaneo,
Simile all’animale, a suo agio con il selvaggio e con il signore,
Agile, eretto, libero dalle mode, il colletto sbottonato, e il passo
misurato,
Col braccio destro sulle spalle degli amici, compagni di strada,
Sa convincere sempre tutti a dargli solo i colpi più delicati e mai
quelli bassi,
Nato a Manhattan, innamorato di Brooklyn, di Broadway e della vita
di porto e sulle navi,
Entra dappertutto, ben accolto e anche facilmente accettato,
Senza mai sacrificare gli altri, ma solo se stesso, rafforza la sua
frenologia,
Sensuale, vivibile, combattivo, coscienzioso, nutritivo, intuitivo,
pieno di amicizie, nobiltà, fermezza, autostima, paragoni,
individualità, forma, orientamento, eventualità,
Dimostrando con la vita, i fatti e il lavoro, di contribuire a divulgare i
risultati degli Stati,
Maestro di un credo inestinguibile, che sarebbe egotismo,
Invita sempre gli altri per mettere alla prova la loro forza con la
sua.
Affiorano le forme!
Forme dell’America, forme dei secoli,
Forme di chi non scherza con la vita, ma la prende sul serio,
Forme che continuano a proiettarne delle altre,
Forme di un centinaio di Stati liberi che ne generano un altro
centinaio a nord e a sud,
Forme di maschie città turbolente,
Forme di razze indomite di giovani e di gente semplice,
Forme di donne degne di Questi Stati,
Forme di armonia fra le molte diversità della terra,
Forme di amici e di ospiti di tutta la terra,
Forme che abbracciano tutta la terra e sono, da tutta la terra,
abbracciate.
1Attrezzo del muratore, vassoio per la calce.
2Strumento per battere il grano.